Giorno 215

Il potere della sua presenza

Sapienziali Salmi 90,1-10
Nuovo Testamento Romani 15,14-33
Antico Testamento 1 Cronache 12,23-14,17

Introduzione

Una volta, parlando di Napoleone, il Duca di Wellington fece questa osservazione: "Di lui ero solito dire che la sua presenza sul campo faceva la differenza, come di quarantamila uomini in più". La presenza di un leader forte può fare la differenza. Allo stesso modo, la presenza di Dio può fare un'enorme differenza nella vita delle persone e nelle situazioni.

In tutti i nostri cuori, vi è una profonda fame spirituale. Una fame che può essere saziata solo dalla presenza di Dio. Con il peccato, Adamo ed Eva hanno perso la percezione di questa presenza. Dopo di loro, la presenza di Dio non è stata più percepita come prima.

Dio è santo. Non possiamo dare per scontata la sua presenza. Solo grazie alla croce e alla risurrezione di Gesù è possibile accedere alla sua presenza e al dono dello Spirito Santo che vive in noi. Ora possiamo conoscere la potenza della sua presenza.

Sapienziali

Salmi 90,1-10

Salmo 90

1 Preghiera. Di Mosè, uomo di Dio.

Signore, tu sei stato per noi un rifugio
 di generazione in generazione.
2 Prima che nascessero i monti
 e la terra e il mondo fossero generati,
 da sempre e per sempre tu sei, o Dio.

3 Tu fai ritornare l'uomo in polvere,
 quando dici: "Ritornate, figli dell'uomo".
4 Mille anni, ai tuoi occhi,
 sono come il giorno di ieri che è passato,
 come un turno di veglia nella notte.
5 Tu li sommergi: sono come un sogno al mattino,
 come l'erba che germoglia;
6 al mattino fiorisce e germoglia,
 alla sera è falciata e secca.

7 Sì, siamo distrutti dalla tua ira,
 atterriti dal tuo furore!
8 Davanti a te poni le nostre colpe,
 i nostri segreti alla luce del tuo volto.
9 Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua collera,
 consumiamo i nostri anni come un soffio.
10 Gli anni della nostra vita sono settanta,
 ottanta per i più robusti,
e il loro agitarsi è fatica e delusione;
 passano presto e noi voliamo via.

Commento

La sua presenza rivela i nostri peccati segreti

Una sera, ad un nostro piccolo gruppo ad Alpha, un uomo disse che non riusciva a capire il concetto di "peccato", poiché "conduceva una vita sana e davvero non riusciva a trovare qualcosa di sbagliato nella sua esistenza". Qualche settimana dopo, durante il weekend Alpha, incontrò Gesù e fu riempito di Spirito Santo. Le lacrime iniziarono a scorrere sul suo viso. Disse di essersi reso conto, in quel momento, di quanto la sua vita fosse stata nel peccato e di quanto fosse stato perdonato.

La luce della presenza di Dio rivela i luoghi oscuri del nostro cuore, i peccati che vorremmo nascondere persino a noi stessi. Il salmista dice: "Signore, tu sei stato per noi un rifugio... Davanti a te poni le nostre colpe, i nostri segreti alla luce del tuo volto" (vv.1a.8).

Più tempo trascorreremo alla presenza di Dio, più la luce risplenderà e metterà in evidenza il nostro peccato. L'apostolo Paolo inizia definendosi come "il più piccolo tra gli apostoli" (1 Corinzi 15,9). In seguito, si definirà come "l'ultimo fra tutti i santi" (Efesini 3,8) e come il primo dei peccatori! (1 Timoteo 1,15)

Questo riconoscersi sempre più peccatore non è segno di debolezza, ma di maggiore consapevolezza della luce che brilla nel suo cuore. Ad alcuni potrebbe sembrare negativo, ma per Paolo è il contrario. Il sentimento più forte che prova è la gratitudine e la lode perché, a prescindere da ciò che ha fatto di male, sa di essere perdonato e di poter vivere una relazione con Dio.

Come cristiani, sappiamo che questa relazione durerà per sempre. Dio è eterno: "Da sempre e per sempre tu sei, o Dio" (Salmi 90,2b). Tuttavia, come sappiamo bene, la vita umana è fragile. Il salmista ci ricorda che siamo mortali e torniamo alla polvere (v.3), che siamo come erba nuova che alla sera è falciata e secca (vv.5-6) e che la nostra vita media è di soli settanta o ottant'anni (v.10).

La natura eterna di Dio è parte della sua persona. Per noi, la vita eterna non è qualcosa di automatico o naturale. Il prezzo del peccato è la morte, ma il dono del Dio eterno è la "vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore" (Romani 6,23).

Preghiera

Signore, grazie perché il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato e ingiustizia. Grazie perché attraverso di lui abbiamo accesso alla meravigliosa presenza di Dio.

Nuovo Testamento

Romani 15,14-33

L'impegno apostolico di Paolo

14 Fratelli miei, sono anch'io convinto, per quel che vi riguarda, che voi pure siete pieni di bontà, colmi di ogni conoscenza e capaci di correggervi l'un l'altro. 15 Tuttavia, su alcuni punti, vi ho scritto con un po' di audacia, come per ricordarvi quello che già sapete, a motivo della grazia che mi è stata data da Dio 16 per essere ministro di Cristo Gesù tra le genti, adempiendo il sacro ministero di annunciare il vangelo di Dio perché le genti divengano un'offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo.

17 Questo dunque è il mio vanto in Gesù Cristo nelle cose che riguardano Dio. 18 Non oserei infatti dire nulla se non di quello che Cristo ha operato per mezzo mio per condurre le genti all'obbedienza, con parole e opere, 19 con la potenza di segni e di prodigi, con la forza dello Spirito. Così da Gerusalemme e in tutte le direzioni fino all'Illiria, ho portato a termine la predicazione del vangelo di Cristo. 20 Ma mi sono fatto un punto di onore di non annunciare il Vangelo dove era già conosciuto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui, 21 ma, come sta scritto:

Coloro ai quali non era stato annunciato, lo vedranno, e coloro che non ne avevano udito parlare, comprenderanno.

22 Appunto per questo fui impedito più volte di venire da voi.

Progetti di viaggio

23 Ora però, non trovando più un campo d'azione in queste regioni e avendo già da parecchi anni un vivo desiderio di venire da voi, 24 spero di vedervi, di passaggio, quando andrò in Spagna, e di essere da voi aiutato a recarmi in quella regione, dopo avere goduto un poco della vostra presenza. 25 Per il momento vado a Gerusalemme, a rendere un servizio ai santi di quella comunità; 26 la Macedonia e l'Acaia infatti hanno voluto realizzare una forma di comunione con i poveri tra i santi che sono a Gerusalemme. 27 L'hanno voluto perché sono ad essi debitori: infatti le genti, avendo partecipato ai loro beni spirituali, sono in debito di rendere loro un servizio sacro anche nelle loro necessità materiali. 28 Quando avrò fatto questo e avrò consegnato sotto garanzia quello che è stato raccolto, partirò per la Spagna passando da voi. 29 So che, giungendo presso di voi, ci verrò con la pienezza della benedizione di Cristo.

30 Perciò, fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e l'amore dello Spirito, vi raccomando: lottate con me nelle preghiere che rivolgete a Dio, 31 perché io sia liberato dagli infedeli della Giudea e il mio servizio a Gerusalemme sia bene accetto ai santi. 32 Così, se Dio lo vuole, verrò da voi pieno di gioia per riposarmi in mezzo a voi. 33 Il Dio della pace sia con tutti voi. Amen.

Commento

La sua presenza viene attraverso il potere dello Spirito Santo

La presenza di Dio cambia radicalmente la nostra vita e quella degli altri. Dà potere alle nostre parole ed azioni. Rende possibili segni e miracoli. La presenza di Dio è ciò che ha caratterizzato la Chiesa dei primi tempi ed è ciò che dovrebbe caratterizzare la nostra Chiesa anche oggi.

Nell'avvicinarsi alla conclusione della sua lettera ai Romani, Paolo parla della sua personale chiamata: "Vi ho scritto… a motivo della grazia che mi è stata data da Dio per essere ministro di Cristo Gesù tra le genti, adempiendo il sacro ministero di annunciare per il vangelo di Dio perché le genti divengano un'offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo" (Romani 15,15-16).

Il "ministro di Cristo Gesù" è una persona che arriva a Dio attraverso la gente, ed arriva alla gente per conto di Dio. In questo senso, siamo un po' tutti ministri di Dio. Sei ministro di Dio ogni volta che porti un messaggio di Dio al mondo e quando vai da lui, intercedendo, pregando per coloro che sono al di fuori della Chiesa affinché conoscano Cristo. Così facendo, queste persone diventano "un'offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo" (Romani 15,16).

L'ambizione di Paolo è predicare il Vangelo dove Gesù non è già conosciuto, così da non costruire su fondamenta altrui (vv.20-21). Lo fa per "per condurre le genti all'obbedienza, con parole e opere" (v.18) e attraverso la "predicazione del vangelo di Cristo" (v.19).

La predicazione del Vangelo da parte di Paolo è olistica. Come Gesù, anche lui proclama la buona notizia del Vangelo con parole e attraverso dimostrazioni della potenza del regno di Dio. La sua predicazione è fatta di:

  1. Parole. Il Vangelo è il messaggio più potente del mondo. Paolo proclama il Vangelo "con parole" (v.18).

  2. Opere. La piena proclamazione del Vangelo non avviene solo con parole, ma anche con azioni: Con "parole e opere" (v.18). Paolo non solo parla, ma agisce a favore dei poveri. Scrive: "Hanno voluto realizzare una forma di comunione con i poveri tra i santi" (v.26).

  3. Prodigi. L'annuncio del Vangelo da parte di Paolo si avvale inoltre di una dimostrazione della potenza soprannaturale dello Spirito Santo: "Con la potenza di segni e di prodigi, con la forza dello Spirito (v.19).

Le persone sono più sensibili a ciò che vedono che a ciò che sentono. Un tale ha detto: "Una cosa per gli occhi è meglio di due cose per le orecchie". Nella sua predicazione, Paolo usa due cose per gli occhi (opere e prodigi) e una cosa per le orecchie (parole).

La venuta dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste ha portato una grande effusione della presenza di Dio. Ora Dio è presente in mezzo al suo popolo per mezzo dello Spirito Santo. È presente nel tuo cuore. E soprattutto, è presente nella tua comunità riunita (vedi ad esempio Matteo 15,18-20).

Preghiera

Signore, ti preghiamo di ristabilire nella tua Chiesa oggi la straordinaria potenza della tua presenza in mezzo a noi. Effondi ancora su di noi il tuo Spirito Santo. Fa che possiamo vedere vite radicalmente cambiate dal potere dei segni e dei prodigi.

Antico Testamento

1 Cronache 12,23-14,17

L'esercito del nuovo re

23 In verità ogni giorno alcuni passavano dalla parte di Davide per aiutarlo e così il suo divenne un accampamento enorme.

24 Ecco le cifre dei capi armati che passarono a Davide a Ebron per trasferire il regno da Saul a lui, secondo l'ordine del Signore.

25 Dei figli di Giuda, che portavano scudo e lancia: seimilaottocento armati.

26 Dei figli di Simeone, uomini valorosi in guerra: settemilacento. 27 Dei figli di Levi: quattromilaseicento, 28 inoltre Ioiadà, condottiero della famiglia di Aronne, e con lui tremilasettecento,

29 e Sadoc, giovane molto valoroso, e il casato con i ventidue comandanti.

30 Dei figli di Beniamino, fratelli di Saul: tremila, perché in massima parte essi rimasero al servizio della casa di Saul.

31 Dei figli di Èfraim: ventimilaottocento uomini valorosi, celebri nei loro casati.

32 Di metà della tribù di Manàsse: diciottomila, che furono designati per nome, per andare a proclamare re Davide.

33 Dei figli di Ìssacar, che conoscevano bene i vari tempi, in modo da sapere che cosa dovesse fare Israele: duecento capi e tutti i loro fratelli alle loro dipendenze.

34 Di Zàbulon: cinquantamila, arruolati nell'esercito, pronti per la battaglia con tutte le armi da guerra, disposti ad aiutare senza doppiezza.

35 Di Nèftali: mille comandanti e con loro trentasettemila dotati di scudo e di lancia.

36 Dei Daniti: ventottomilaseicento, armati per la guerra.

37 Di Aser: quarantamila guerrieri, arruolati nell'esercito e armati per la guerra.

38 Dalla Transgiordania, ossia dei Rubeniti, dei Gaditi e di metà della tribù di Manasse: centoventimila con tutte le armi da guerra. 39 Tutti costoro, guerrieri pronti a marciare, con cuore leale si recarono a Ebron per proclamare Davide re su tutto Israele; anche tutto il resto d'Israele era concorde nel proclamare re Davide. 40 Rimasero là con Davide tre giorni, mangiando e bevendo quanto i fratelli avevano preparato per loro. 41 Anche i loro vicini e perfino da Ìssacar, da Zàbulon e da Nèftali avevano portato cibarie con asini, cammelli, muli e buoi: farina, schiacciate di fichi, uva passa, vino, olio, buoi e pecore in gran quantità, perché c'era gioia in Israele.

Tentativo di trasportare l'arca

13Davide si consigliò con i comandanti di migliaia e di centinaia e con tutti i condottieri. 2 A tutta l'assemblea d'Israele Davide disse: "Se vi sembra bene e se il Signore, nostro Dio, lo consente, comunichiamo ai nostri fratelli rimasti in tutti i territori d'Israele, ai sacerdoti e ai leviti nelle città dei loro pascoli, di radunarsi presso di noi. 3 Così riporteremo l'arca del nostro Dio qui presso di noi, perché non ce ne siamo più curati dal tempo di Saul". 4 Tutti i partecipanti all'assemblea approvarono che si facesse così, perché la proposta parve giusta agli occhi di tutto il popolo.

5 Davide convocò tutto Israele, da Sicor d'Egitto fino all'ingresso di Camat, per trasportare l'arca di Dio da Kiriat-Iearìm. 6 Davide con tutto Israele salì a Baalà, verso Kiriat-Iearìm, che apparteneva a Giuda, per far salire di là l'arca di Dio, sulla quale si proclama il nome del Signore, che siede sui cherubini.

7 Dalla casa di Abinadàb trasportarono l'arca di Dio su un carro nuovo; Uzzà e Achio conducevano il carro. 8 Davide e tutto Israele danzavano davanti a Dio con tutte le forze, con canti e con cetre, arpe, tamburelli, cimbali e trombe.

9 Giunti all'aia di Chidon, Uzzà stese la mano per trattenere l'arca, perché i buoi vacillavano. 10 L'ira del Signore si accese contro Uzzà e lo colpì perché aveva steso la mano sull'arca, e morì sul posto, davanti a Dio.

11 Davide si rattristò, perché il Signore aveva aperto una breccia contro Uzzà; quel luogo fu chiamato Peres-Uzzà fino ad oggi.

12 Davide in quel giorno ebbe timore di Dio e disse: "Come potrei condurre presso di me l'arca di Dio?". 13 Così Davide non portò l'arca presso di sé nella Città di Davide, ma la fece dirottare nella casa di Obed-Edom di Gat. 14 L'arca di Dio rimase tre mesi in casa di Obed-Edom e il Signore benedisse la casa di Obed-Edom e quanto gli apparteneva.

La casa e la famiglia di Davide

14Chiram, re di Tiro, inviò messaggeri a Davide con legno di cedro, muratori e carpentieri per costruirgli una casa. 2 Davide seppe allora che il Signore lo confermava re d'Israele e che il suo regno era molto esaltato per amore d'Israele, suo popolo.

3 Davide prese altre mogli a Gerusalemme e generò altri figli e figlie. 4 I nomi di quelli che gli furono generati a Gerusalemme sono: Sammùa, Sobab, Natan, Salomone, 5 Ibcar, Elisùa, Elifèlet, 6 Noga, Nefeg, Iafìa, 7 Elisamà, Beeliadà ed Elifèlet.

Vittorie sui Filistei

8 Quando i Filistei seppero che Davide era stato unto re di tutto Israele, salirono tutti per dargli la caccia. Appena Davide ne fu informato, uscì loro incontro. 9 Vennero i Filistei e invasero la valle dei Refaìm. 10 Davide consultò Dio, chiedendo: "Devo andare contro i Filistei? Li metterai nelle mie mani?".

Il Signore gli rispose: "Va' pure; li metterò nelle tue mani".

11 Quelli vennero a Baal-Perasìm, dove Davide li sconfisse. Davide disse: "Dio ha aperto per mio mezzo una breccia tra i miei nemici, come una breccia aperta dalle acque". Per questo chiamò quel luogo Baal-Perasìm. 12 I Filistei vi abbandonarono i loro idoli e Davide ordinò: "Brucino tra le fiamme!".

13 I Filistei tornarono di nuovo a invadere la valle. 14 Davide consultò ancora Dio, che gli rispose: "Non seguirli; aggirali e raggiungili dalla parte di Becaìm. 15 Quando sentirai un rumore di passi sulla cima di Becaìm, allora uscirai a combattere, perché Dio uscirà davanti a te, per colpire l'accampamento dei Filistei". 16 Davide fece come Dio gli aveva ordinato e colpì l'accampamento dei Filistei da Gàbaon fino a Ghezer.

17 La fama di Davide si diffuse in tutti i paesi, mentre il Signore lo rendeva terribile fra tutte le genti.

Commento

La sua presenza richiede rispetto

La presenza di Dio non dovrebbe essere mai qualcosa di scontato. Il Signore è presente ora e sempre, per mezzo del suo Spirito che vive in noi.

Dio ha preparato il suo popolo per lo straordinario privilegio di poter adorare la sua presenza. Nell'Antico Testamento, l'arca era il simbolo della presenza di Dio. In questo brano della Bibbia, vediamo quanto tutto questo fosse straordinariamente importante.

Davide si consulta con i comandanti ed i condottieri del popolo. A tutta l'assemblea d'Israele, dice: "Se vi sembra bene e se il Signore, nostro Dio, lo consente… riporteremo l'arca del nostro Dio qui presso di noi". "Tutti i partecipanti dell'assemblea approvarono che si facesse così… Davide convocò tutto Israele… per trasportare l'arca di Dio, sulla quale si proclama il nome del Signore… Davide e tutto Israele danzavano davanti a Dio con tutte le forze, con canti e con cetre, arpe, tamburelli, cimbali e trombe" (13,2-8).

L'arca dell'alleanza era un'urna tutta ricoperta d'oro che conteneva, insieme ad altri oggetti sacri, le tavole di pietra dei dieci comandamenti (Ebrei 9,4). L'arca era l'oggetto più sacro contenuto nel tempio, il simbolo supremo della straordinaria presenza di Dio, il trono dal quale si innalzava la sua gloria (1 Cronache 13,6; Esodo 25,22; 1 Samuele 4,7).

La presenza di Dio donava grandi benedizioni. Quando l'arca di Dio rimase per tre mesi in casa di Obed-Edom, "il Signore benedisse la casa di Obed-Edom e quanto gli apparteneva" (1 Cronache 13,14). Ma tutto questo richiedeva grande rispetto ed ogni minima mancanza di rispetto veniva giudicata severamente (vv.9-10).

Davide aveva grande rispetto e devozione per Dio e per la sua presenza. Per cui Dio "benedisse la sua casa e quanto gli apparteneva" (13,14). "Davide seppe allora che il Signore lo confermava re d'Israele" (14,2). Consultò il Signore in ogni suo passo (vv.10-14) e Dio "gli rispose" (v.14).

Davide fa ciò che Dio gli ordina e "la fama di Davide si diffuse in tutti i paesi, mentre il Signore lo rendeva terribile fra tutte le genti" (v.17). Renderlo "terribile" significava renderlo oggetto di rispetto. Poichè Davide rispetta profondamente la presenza di Dio, Dio gli concede fama, autorità e rispetto da tutte le genti.

Preghiera

Signore, grazie perché attraverso il sangue di nostro Signore Gesù Cristo possiamo avvicinarci al tuo trono con audacia e fiducia. Grazie perché attraverso lo Spirito Santo la tua presenza dimora sempre in noi.

La moglie di Nicky dice

Salmi 90,4-6

"Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte. Tu li sommergi: sono come un sogno al mattino, come l'erba che germoglia; al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e secca".

A volte mi sento proprio così!

Qualche anno fa Nicky ha celebrato un funerale nel cimitero di Putney Vale a Londra. È un cimitero enorme con tantissime tombe ed è solo uno dei tanti, forse milioni, di cimiteri al mondo. Mi colpisce il fatto che così tante persone siano vissute prima di noi e che la vita sia così breve. Ogni giorno che viviamo qui sulla terra è estremamente importante. Non dovremmo sprecarne nemmeno uno.

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